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5 settembre / ore 21:00 / Teatro Maddalena

6 settembre / ore 21:00 / Teatro Maddalena

Ingresso € 10 intero / € 8 ridotto 

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Inizio prevendita: 25 agosto

A BRIDGE / in case you will forget

Prima assoluta 

Ideazione, coreografia e danza: Ottavia Catenacci (Italia/Danimarca)

Musica originale: Eliza Bozek (Polonia/Danimarca)

Sostenuto e accolto in residenza da HANGARTFEST nell'ambito di FUTURA SCENA, progetto vincitore del bando REFRESH! Lo spettacolo delle Marche per le nuove generazioni promosso dal CMS Consorzio Marche Spettacolo

Coproduzione Proartis, in collaborazione con Teatro Aenigma 

A Bridge/in case you will forget è un progetto che nasce dalla suggestione di un racconto e dal desiderio di trasmettere una storia, senza raccontarla. Non usa una strategia narrativa nell’evocare le memorie, bensì si affida all’intuizione scaturita dalle immagini. I momenti e i ricordi si susseguono e si intrecciano al movimento, al soundscape, agli elementi della scena. Mio nonno sintetizzerebbe la sua storia personale nel suo lavoro (addetto alla sicurezza al Bouri Field, la più grande piattaforma per l’estrazione di petrolio nel mediterraneo) utilizzando con passione una narrazione tecnica e nozionistica. I nostri dialoghi sono caratterizzati dalla sua sordità sempre più prorompente, causata dai rumori forti a cui è stato sottoposto in anni di lavoro, per questo si sono create dinamiche comunicative che sono state utilizzate nella strategia coreografica: articolare, rallentare e ripetere.

Ho raccolto racconti, collezionato fotografie e memorie. Da questi ho creato un testo che mettesse su carta – confusamente – le intenzioni della performance. Dalle parole scritte sono nati i movimenti e i suoni, composti appositamente per questo pezzo da Eliza Bozek (PL/DK). È stato un processo di traduzione dal racconto, alle immagini scritte, alla performance. La frammentazione dei ricordi statici, si intreccia con il rivivere sequenze di memorie passate che, attraverso un movimento fluido e mutabile, tornano presenti. A Bridge/in case you will foget è una collezione/trasmissione di memorie care, filtrate da persone, generazioni e linguaggi diversi. 

 

OTTAVIA CATENACCI (Italia/Danimarca)

Coreografa e danzatrice di Sant’Angelo in Vado, nata nel 1995, attiva sia in Italia che nel Nord Europa. Si forma in danza contemporanea presso la Scuola del Balletto di Toscana e approfondisce lo studio con artisti quali Giorgio Rossi, Raffaella Giordano e Virgilio Sieni. Collabora con Amalgamate Dance Company (NY). Studia arti visive alla Vilnius Art Academy dove crea il solo Glory was at the fingertips che presenta nel 2019 alla Vetrina della giovane danza d’autore di Ravenna. Nello stesso anno si diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Attualmente studia presso la Danish National School of Performing Arts di Copenhagen.

Durata: 15 minuti

UNCIA

Prima nazionale 

Danae & Dionysios (Grecia)

Coreografia e danza: Danae Dimitriadi e Dionysios Alamanos

Musica: Constantine Skourlis

Costumi: Vaya Nikolakopoulou

Luci: Panagiotis Manousis

Vincitori del Premio Internazionale di Coreografia di Hannover nel 2019

“L'ombra della notte. I denti nell'oscurità. Invisibile, silenziosa cade sulla terra, inseguendo le pecore blu che scendono giù per la montagna. Il suono della campana ti porta in cima alla montagna, dove puoi vedere gli elefanti nel cielo giocare l'uno con l'altro. Mentre immergono le loro proboscidi nel fiume, il cielo si riempie di acqua. Cadendo da lontano si trasforma in neve, cambiando il colore del cielo da blu a grigio. Invisibili, silenziosi cadono a terra inseguendo le pecore blu che scendono giù per la montagna”. 

 

Questo estratto di ATMA trae ispirazione dalla parola metamorfosi e dall'immagine di una creatura mutevole. Studiando le caratteristiche del leopardo delle nevi, ci siamo interessati alla fredda atmosfera in cui vive questo animale, alla sua rarità e al fatto che è quasi impossibile vederlo.

Durata: 10 minuti

 

DANAE & DIONYSIOS (Grecia)
Prima di unirsi per sviluppare la loro ricerca coreografica, Danae Dimitriadi e Nionysios Alamanos, studiano alla Scuola Nazionale di Danza in Grecia e danzano nella Hellenic Dance Company, fondata nel 2000 quale trait d’union tra la scena internazionale e i giovani talenti greci. Con questa compagnia danzano in coreografie di Martha Graham, Pascal Rioult, Anton Lachky, Jasmin Vardimon. I loro lavori riflettono sulla possibilità di riconsiderare l’esistenza in connessione con la natura e la vita sul nostro pianeta, di riesaminare le priorità del nostro vivere in modo da creare nuova linfa vitale e spazio per ognuno per vivere in perfetto equilibrio e armonia con ciò che ci circonda.

Doma

Prima nazionale 

Vera Kvarcakova (Repubblica Ceca/Germania), Jeremy Galdeano (Francia/Canada)

 

Coreografia e danza: Vera Kvarcakova e Jeremy Galdeano

Musica: Ezio Bosso

Luci: Marc Parent 

 

Vincitori del Premio Internazionale di Coreografia di Hannover nel 2020

Doma (significa "casa" in lingua ceca) è un duetto basato su idee e pensieri su ciò che la casa rappresenta per un individuo. Doma è un posto dove si vive in modo permanente. È un ambiente che ti offre sicurezza e felicità. Doma è stare con le persone che possono farti impazzire un momento prima e farti sentire come se avessi vinto un milione di dollari un momento dopo. Si sa che, indipendentemente dai tempi difficili, qualcuno è lì per te. Il luogo del sentimento di appartenenza. 

 

Durata: 5 minuti

 

Vera e Jeremy hanno iniziato a coreografare insieme dopo essere stati per anni partner nella compagnia Les Grands Ballets Canadiens di Montreal. Per loro lavorare insieme ha il grande vantaggio di integrare le idee, partendo da una prospettiva distinta e mirando allo stesso obiettivo per estetica, idee e musicalità. 

DOMA, che è stato originariamente creato per il laboratorio coreografico dei Grands Ballets Canadiens, è stato incluso nel repertorio principale della Compagnia nel 2019. È stato presentato a Carte Blanche DAC 2019 a Montreal ed è stato selezionato per il Noverre Young Choreographers Evening 2020 nello Stuttgart Ballet e anche alla finale del Premio Internazionale di Coreografia di Hannover 2020. Il cortometraggio di Doma è stato premiato con il titolo Winner Best Dance Video al Rio WebFest 2019 e Gold Winner as Best Short dance al Queen Palm International Film Festival 2020.

Hanno anche creato SOLO POUR TROIS per il Galà dei Grands Ballet Canadiens e prima che il lavoro venisse interrotto in tutto il mondo stavano finalizzando a Montreal FOMO, la loro ultima creazione.

VERA KVARCAKOVA (Repubblica Ceca/Germania)

Nata a Ostrava, in Repubblica Ceca e dopo essersi diplomata al Conservatorio Nazionale di Janacek, ha ballato con il Balletto Nazionale a Brno, il Balletto de l'Opera Nazionale del Reno e Les Grands Ballets Canadiens. Da settembre 2019 è solista al Teatro Nazionale di Mannheim. Ha ballato nel repertorio classico e contemporaneo con Ohad Naharin, Jiri Kylian, William Forsythe, Marco Goecke, Johan Inger, Jean Christophe Maillot, Uwe Scholz, Cayetano Soto, Stephan Thoss, Shen Wei, Edward Clug, Ettiene Bechard, Christian Spuck, Anabelle Lopez Ochoa, Cathy Martson, Douglas Lee, Felix Landerer, tra molti altri. È anche insegnante di yoga ed è certificata danza terapia dal Cirque du Soleil e dal National Center for Dance Therapy e nel Parkinson en mouvement.

 

 

JEREMY GALDEANO (Francia/Canada)

Nato a Nîmes, in Francia, si è laureato alla Scuola di Danza di Marsiglia e ha danzato con il Balletto Nazionale di Marsiglia prima di unirsi ai Grands Ballets Canadiens nel 2001, dove è rimasto per 17 anni ed è diventato il primo solista. Il suo repertorio comprende diversi lavori di Mats Ek, Jiri Kylian, Ohad Naharin, Didy Veldman, Christian Spuck, Jean Christophe Maillot, Shen Wei, Stephan Thoss, Nacho Duato, Stijn Celis, Anabelle Lopez Ochoa, Garreth Smith, Edward Clug, George Balanchine, Kenneth Macmillan, Christopher Wheeldon, Etienne Bechard e molti altri. Ha creato diversi pezzi per i laboratori coreografici della Compagnia. Le sue coreografie sono state eseguite in Canada, Germania e Messico.

 

WHAT IS IT LIKE TO BE ME?

anteprima

 

Anna Giustina 

Questo progetto si colloca tra la danza contemporanea e la filosofia analitica. La sua ambizione è quella di esplorare l’interazione tra l’esperienza del sé, la conoscenza di sé, la plasmazione di sé e la comunicazione del sé lungo tre assi principali. Primo, io solo posso sapere come ci si sente ad essere me. Secondo, saperlo dà forma a ciò che sono. Terzo, possono gli altri capire, almeno parzialmente, come ci si senta ad essere me?

Come spiegare il dolore fisico a chi non l’ha mai provato? Non di certo dicendogli che è “doloroso”: così non capirà. Dovrai rinunciare a spiegarlo con le parole: molto meglio un bel colpo nello stinco! Si può sapere come ci si sente a provare dolore solo se lo si sperimenta in prima persona.

Questo vale per tutti i tipi di esperienza. Assaggiare il sushi, avere un orgasmo, fare bungee jumping. Ma anche avere un figlio, perdere una persona cara, essere violentata, essere nera. Se non lo si sperimenta, non si può sapere cosa si prova. Non posso spiegartelo a parole. Solo io posso sapere come ci si sente ad essere me.

Come spiega L.A. Paul, il cambiamento nella posizione epistemica dovuta a una nuova esperienza produce una trasformazione di sé. Dopo aver avuto un figlio, o dopo essere stati violentati, non si è più la stessa persona e questo in parte a causa di ciò che si impara attraverso tali esperienze. Venire a sapere cosa si prova ad una certa esperienza modifica il proprio sé e definisce o ridefinisce ciò che si è.

Potrebbero mai gli altri capire come ci si sente ad essere me? Se non posso comunicarlo, come faranno a saperlo? Anche se il vuoto epistemico non può essere completamente colmato, forse può essere parzialmente colmato. Forse l'immaginazione può aiutare, come suggerisce Amy Kind. Forse l'arte può aiutare. Forse la danza può aiutare – diamole una possibilità.

 

Progetto finanziato dalla Adrian Piper Research Archive Foundation Berlin (Fellowship 2019).

Con il supporto e l’ospitalità di Compagnie Les Pieds Nus (Brest), Le Quartz (Brest), Espace Vauban (Brest), Compagnia Arearea (Udine).

Musiche: Alva Noto & Ryuichi Sakamoto, Puccini, Calexico.

 

Durata: 20 minuti.

ANNA GIUSTINA. Danzatrice e filosofa, il suo lavoro coreografico indaga attraverso il corpo, l’immagine e il movimento questioni riguardanti il sé: essere e apparire, costruzione e disintegrazione, auto-percezione.

Pietre miliari della sua formazione sono la compagnia Arearea (Udine), il corso “Scritture per la danza contemporanea” di Raffaella Giordano e una serie di masterclass con Carolyn Carlson all’Atelier de Paris. Danza per anni con Arearea, fino a quando non si trasferisce a Parigi, dove si cimenta in progetti coreografici propri mentre approfondisce gli studi filosofici all’École Normale Supérieure.

Frutto del suo lavoro indipendente sono gli assoli: Mestruativo, oggetto di menzione speciale per la coerenza drammaturgica al festival “Cortoindanza” 2011 e reRality, vincitore del “Premio Twain_direzioniAltre” 2017. Attualmente lavora a un nuovo progetto, What is it like to be me?, vincitore dell’APRA Interdisciplinary Fellowship 2019 fornita dalla fondazione berlinese dell’artista Adrian Piper.

© Hangartfest 2020

Teatro Maddalena, Piazza Del Monte 9, Pesaro 61121

CF & Partita Iva 02458750417

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