Loto

dal fango nascerai pura e illuminerai il mondo

di Sayoko Onishi

performance di teatro danza

 

 

con Sayoko Onishi e Simona Binci, Simona De Sanctis, Alessandra Zanchi, Giacomo Calandrini, Michele Giovanelli

e la partecipazione di Daniele Javarone

 

 

Il loto, fiore simbolo di purezza, nasce dalle acque torbide della palude. Emblema di tante culture orientali, in Giappone è anche simbolo di prosperità, in India di armonia cosmica, in particolare l'iconografia indiana distingue il loto rosa, emblema solare, dal loto azzurro, emblema lunare. Nell'iconografia egiziana il fiore è sacro e rappresenta la nascita e la rinascita. 

 

Nella performance LOTO i danzatori useranno la tecnica dell'improvvisazione avendo come riferimento la meraviglia e il mistero racchiusi nel simbolo di questo fiore, che ben esprime l'universo femminile.

 

Nel Buto il corpo umano è in continua trasformazione, come un contenitore malleabile può adattarsi a qualsiasi forma e adattarsi a tutto. Ciascuno può esprimere con la danza i propri sentimenti, l'atto stesso del danzare è evoluzione. 

 

I performer impegnati in LOTO hanno compiuto un lungo percorso lavorando sull'Arte dell'improvvisazione nella danza Buto. Il percorso, guidato da Sayoko Onishi, si è sviluppato nel contesto del progetto REFRESH! Lo Spettacolo delle Marche per le Nuove Generazioni a cura del CMS Consorzio Marche Spettacolo.

 

LOTO è stato per la prima volta presentato alla Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti di Macerata, nell'ambito della rassegna Al Presente, promossa da Amat, in collaborazione con No Man's Island / Solitudini da Osservare.

 

 

Sayoko Onishi

 

Sayoko Onishi nasce nell’isola di Hokkaido nel 1968. Studia danza classica prima, contemporanea poi all’accademia Sasaki Mitsuaki Art Dance (Hokkaido). Studia il Butoh con il maestro Hironobu Oikawa, dal quale assorbe stile e sapienza coreografica. Dal 1986 al 1988 è impegnata con la compagnia Hoppon-Butoh-Ha di Ippey Yamada. Nel 1989 lavora col gruppo stabile Takao Nakazawa a Melbourne in Australia. Dal 1990 al 1993 lavora come danzatrice per la compagnia di danza Butoh Tatoeba a Berlino. Nel 1993 approfondisce i suoi studi sul butoh studiando Tai-chi, chigong col maestro Hironubu Oikawa. Realizza numerosi spettacoli come solista in vari paesi europei: nel 1996 al festival di danza Butoh "Chisenhale" di Londra, al teatro "Melkweg" di Amsterdam ed al Festival internazionale di danza teatro a Karlsruhe in Germania; nel 1997 vince il Concorso internazionale di danza solista ad Augsburg, Germania; nel 1998 partecipa al festival d'arte "Five projects" di Tokyo, nel 1999 al "Tanz Herbst" a Bremen, Germania; nel 2000 è presente al "Japan Festival", al teatro Melkweg di Amsterdam e al "Moving Mime Festival" in Tiburg, Olanda. Nel 2001 inizia la sua attività in Sicilia con l'Associazione Siciliana Danza. Nel 2004 viene invitata come guest teacher dall’Accademia Nazionale di Danza a Roma.

Nel 2005 fonda l'Accademia Internazionale di Butoh insieme con l'Associazione Siciliana danza in collaborazione con la Fondazione Butoh Giappone presieduta dal maestro Yoshito Ohno. Dal 2005 è coreografa stabile presso il corso di "Laboratorio Teatro" dell'Università di Palermo. Nel 2005 vince il primo premio di danza contemporanea a Berlino e a Tokio nel 2006 (Die Platze).

E’ solista nello spettacolo Il dolce canto degli dei con Giancarlo Giannini e nello spettacolo Ager Sanguinis Federico II Stupor Mundi con Giorgio Albertazzi. Lavora anche con Remo Girone.

Ispirandosi alle radici del Butoh il lavoro di Sayoko Onishi ha lo scopo di unire sia elementi occidentali che orientali, sia la tradizione che il contemporaneo.

Nel 2014 ha preso parte allo spettacolo Mishima l’angelo del nulla, prodotto dal Teatro Comunale di Ferrara, con la regia di Valentina Cidda e la compagnia Dulcamarateatro.

Attualmente è impegnata in diversi progetti coreografici in Francia, Inghilterra, Lussemburgo e Belgio. 

 

 

La Danza Butoh

 

Etimologicamente il termine é costituito dai due ideogrammi BU e TOH.  BU significa danzare o muoversi elegantemente riferito in particolare alla parte superiore del corpo. TOH significa calpestare ed indica generalmente il movimento dei piedi. Il Butoh si muove tra la discordanza esistente del movimento armonico delle... mani e quello disarmonico dei piedi, convoglia nel corpo l'opposizione tra Apollo e Dionisio, tra calma e violenza. Non é una tecnica, ma una relazione tra il corpo e la natura, un modo per risalire attraverso il corpo alle origini dell'esistenza, in un dialogo tra il silenzio delle nostre tenebre ed il caos della luce. Il Butoh non é un linguaggio del corpo, ma un linguaggio di per sé. Il Butoh é un teatro della revulsione, della convulsione, della repulsione, della contemplazione, dell'amore e del dolore. Il Butoh é tensione, dilatazione del tempo e dell'azione, gesti veloci e pesanti, scomposti e disarmonici, plastici e geometrici, un continuo divenire di sensazioni che non possono avere codici di riferimento definiti. Il Butoh esplora in profondità la nostra sensibilità nervosa utilizzando vibrazioni corporali e mentali che sono intimamente differenti in ogni essere umano, ed é con il magnetismo nervoso del proprio corpo che il danzatore Butoh crea la sua partitura straziante ed onirica di un corpo geroglifico al limite della sua disintegrazione, un corpo che si scuote violentemente o resta immobile come in attesa di uno spasmo catartico. Danza della verità, della vera poesia, della magia di suggestioni ipnotiche che colpiscono lo spirito con una pressione diretta sui nostri sensi, il Butoh scuote l'inerzia della danza Apollinea e vuole parlare all'intero organismo con un linguaggio non solo intellettuale ma primordiale e spirituale.

 

La danza Butoh è una delle espressioni più interessanti del teatro danza contemporaneo. Essa ha inizio in Giappone nel 1959 con Tatsumi Ijikata e Kazuo Hono, e si pone quale ribellione alla disumana civilizzazione che ha portato con sé la bomba atomica, la massificazione e l’americanizzazione della società giapponese. La sua ricerca è tesa alla riscoperta del lato arcaico della corporeità in contatto con la nostra parte più autentica. Lontana dalle forme artistiche della tradizione giapponese come il teatro No ed il Kabuki, si ricollega alla danza espressionista europea ampliandone gli orizzonti. La danza Butoh riprende l’eredità della danza espressionista europea e la sviluppa incorporandola nella visione di un corpo-anima-psiche che conserva il suo legame originario con l’universo: il corpo connesso al suo centro ed al centro del cosmo è connesso anche alla sua ombra.

 

 

foto Sayoko Onishi ph. Umberto Dolcini

 

 

 

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